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Facile uscire. Difficile rientrare. Soprattutto se chi è allontanato dal lavoro ha i capelli grigi.
Adesso li chiamano “giovani-anziani” e sono la nuova emergenza perché il numero dei lavoratori senior che rimane inoccupato dopo i 45 anni, continua a salire in questo Belpaese in cui la vita media continua ad alzarsi.
All’emergere del problema, nel lontano 2003, è stato presentato al Senato un disegno di legge per favorire il reinserimento dei lavoratori maturi esclusi anticipatamente dal mondo del lavoro, ma non è mai stato approvato ed infatti l’Italia rimane a tutt’oggi, l’ultimo paese tra quelli Europei, in materia di occupazione degli over 45. Quando le Aziende riusciranno ad eliminare il malefico pregiudizio che fa ritenere l’età anagrafica inversamente proporzionale alle qualità lavorative? Quando si comincerà a considerare che i lavoratori maturi hanno dalla loro parte una maggiore esperienza che conferisce loro predisposizione alla leadership ed accuratezza nel lavoro? E quando cominceranno ad essere considerate anche le componenti emozionali che un lavoratore maturo si porta dietro (situazioni familiari solide, spigoli caratteriali limati dalle esperienze…)?
Il ricollocamento degli ultracinquantenni è, ad oggi, quasi impossibile considerate le modalità di reclutamento praticate delle agenzie di collocamento privato le quali reclutano ragazzotti che opportunamente programmano alla selezione del personale. Così si assistono a colloqui imbarazzanti ai quali licenziati cinquantenni si presentano a selezionatori che potrebbero essere loro figli se non nipoti, che snocciolano inglesismi tra i quali l’aspirante lavoratore si muove annaspando.
Esperienze buttate e talenti sprecati che troppo spesso gravano sulla quotidianità di questa categoria che rappresenta un limbo di cui nessuno si occupa: ci si batte per i giovani che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro; si sostiene la terza età che abbisogna fisiologicamente di aiuto, ma di questa larga fetta di paese disilluso ed abbandonato sembra non accorgersi nessuno e così, si cade nella depressione data dal non riuscire piu’ a provvedere ai bisogni della famiglia e magari ad essere mantenuti da un figlio che ha il suo misero lavoro precario.
E’ la generazione dei “baby boomers” la prima ad essere sacrificata e l’ultima ad essere assunta e, ad essere coinvolti da questo fenomeno sono tutti: operai, quadri, dirigenti e figure minori.
Nel nostro Paese solo il 4% degli over 50 viene assunto e, cosa ancor più grave è che si comincia ad uscire della rosa dei favoriti già dopo i 35 anni. Neanche il bagaglio di esperienza pesa positivamente, basti pensare che l’88,6% degli annunci di lavoro, è rivolto a figure con meno di cinque anni di esperienza.
Il problema è che l’Unione Europea ha stimato che nel 2050 gli ultrasessantenni in Italia saranno il 62% (oggi siamo al 28%)…quindi?
La nostra società- scrive Franck Schirracher autore del saggio “Il complotto di Matusalemme”- non può sopravvivere se gli anziani che deterranno il futuro, vengono considerati fastidiosi, antiquati e smemorati.
STA AD OGNUNO DI NOI COMBATTERE QUESTA DISCRIMINAZIONE CHE, PRIMA O POI, COLPIRA’ ANCHE NOI STESSI”.
Barbara Sabbatini
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