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Non finisce mai di stupire la città senza cultura, dove questo termine non sta a indicare questo o quell’accademico di turno, questo o quel nome famoso dalle proposte incomprensibile, ma piuttosto la miscela di tradizioni, consuetudini e abitudini che quotidianamente vive attraverso tutte le persone. Adesso c’è questo divieto della vendita del pesce sulle banchine, in nome del nuovo porto che qualcuno sta cercando di trasformare in uno dei soliti luoghi d’elite, di quei posti dove pochi potranno girovagare a loro piacimento e molti non potranno far altro che stare a guardare. Il porto come uno di quei palazzi nobiliari d’antica memoria, quei castelli con l’accesso “concesso” al popolo solo in determinate occasioni, quando bisogna far vedere che si è democratici e pluralisti. Queste le intenzioni, che cancellano secoli di tradizioni e soprattutto cancellano uno delle caratteristiche fondamentali delle città marinare dell’Adriatico, che quando ancora non esisteva il moderno diporto con barche a vela e superyacht da sfoggiare, avevano nei pescatori il loro punto di forza. C’erano quelli che uscivano al mattino con la loro barchetta, tanto per prendere su un po’ di vongole e un po’ di pesce da paranza, c’erano quelli che invece avevano le imbarcazioni così potenti da spingersi al largo, a volte fin sotto le coste dell’allora Jugoslavia, con tutti i problemi che poi si verificavano quando finivano “beccati” dai guardacoste. Era un mondo che viveva al porto. La vendita del pesce sulla banchina faceva parte di questa vita, con i pescherecci e le barche accostati e allestiti come bancarelle del mercato. I clienti arrivavano a piedi o in bicicletta, qualcuno anche in macchina, per comperare direttamente lì a due passi dalla sede degli Amici del Molo, in quell’angolo di porto che niente aveva a che vedere con la darsena, almeno per il tipo di persone che lo frequentava.
Il porto turistico di Senigallia è diventato un luogo riservato. "Condicio sine qua non" possedere un "barchino" ormeggiato (per chi è fortunato!).
Adesso questo dovrebbe sparire, perchè il porto deve diventare un posto d’elite, nel sogno-illusione di vederlo preso d’assalto diportisti di alto livello, che spasimano di attraccare le loro imbarcazioni alle banchine della spiaggia di velluto. Senigallia sta diventando sempre più di... plastica. Con le sue manifestazioni inventate di sana pianta e buone per ogni posto (vedi il Summer Jamboree), ma che alimentano qualche lobby locale elettoralmente di peso. Con le sue scelte urbanistiche degne delle nuove città cinesi, progettate e costruite per milioni di persone e abitate solo da qualche migliaia di figli dell’Impero celeste (vedi l’ex Sacelit Italcementi e il futuro ex Ipsia). Con i suoi centri commerciali che non si accontentano di vendere qualcosa, ma hanno la pretesa di comprare qualcosa (vedi certe continue sponsorizzazioni). Con i suoi proclami decrepiti che inseguono i fantasmi del passato ormai andato. E adesso nemmeno più i pescatori al porto che vendono il pesce appena tirato su da reti e cestini. Chissà che pensa la buonanima di Sergio Anselmi!?! x x x x SARASTRO
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