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Esprimo dolore e amarezza per coloro che, secondo alcune voci, si accingerebbero a lasciare il PDL marchigiano, in particolare verso coloro con i quali ho condiviso un percorso non solo politico ma anche umano. Il Popolo della Libertà è la naturale conclusione del progetto politico della destra, cominciato con l’Msi, isolato e perseguitato negli anni del dopoguerra e nei successivi anni di piombo, con Alleanza Nazionale che si era conquistata sul campo legittimità istituzionale e politica nonché peso elettorale e con il PDL che rappresenta il definitivo consolidamento della destra nel Governo, nelle Istituzioni e nelle Amministrazioni locali, attraverso la conquista di vertici istituzionali a qualsiasi livello, dai Sindaci di grandi città ai Presidenti di Regione, dai Ministri ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale.
Detto questo la destra è stata in questi anni prima che un movimento politico una comunità umana, che è passata attraverso momenti tormentati e percorsi esistenziali difficilissimi. Per cui allontanandosi, chi se ne va rompe con la casa madre verso un altro percorso politico, a sinistra, e inevitabilmente lo strappo è anche sul piano umano, diversamente da quanto potrebbe accadere con persone provenienti da altre storie politiche. Il 90% della disciolta Alleanza Nazionale si riconosce nel Popolo della Libertà e nella leadership di Berlusconi, che, pur con difetti e limiti, è comunque l’unico esponente politico con il quale, tra mille ostacoli ed impedimenti, si sta riformando e modernizzando l’Italia. In questo momento divaricarsi dal Popolo della Libertà, da Berlusconi, dal centro destra, è un puro e semplice tradimento, sia per i militanti di partito che per i sostenitori e gli elettori.
Ancona, 30 luglio 2010
On. Carlo Ciccioli Vice Coordinatore PDL Marche
NOTA DEL DIRETTORE Apprezzo totalmente il testo che l’on Ciccioli ha dato alla stampa per esprimere la sua opinione sul partito che lo ha visto nascere e sicuramente sarà stato un passaggio poco piacevole della sue esistenza di politico, con ormai un ruolo nazionale. Tornacontismo, cinismo, ambizioni hanno portato Fini su un percorso senza ritorno, che obbliga a ripensare tante cose, anche nel nostro ambito provinciale e regionale. C’è chi, come l’avvocato Silvetti, coordinatore del PDL provinciale di Ancona, recentemente in comunione di intenti con Giacomo Bugaro, consigliere regionale, che si è adeguato subito alla strategia finiana accettando di fare il Coordinatore regionale di una delle correnti più importanti della nuova strategia, Generazione Italia, senza minimamente valutare la situazione marchigiana e soprattutto quante poche persone lo avrebbero seguito nelle nuova avventura politica. Alla luce di quanto successo oggi e ieri a livello nazionale, penso che Daniele Silvetti innanzi tutto si debba dimettere immediatamente dal PDL, senza seguire incoscientemente la teoria del “tanto peggio, tanto meglio” adottata da Fini. Al di là dell’immancabile magone, sulle spalle di Carlo Ciccioli ricadrà il peso di gestire una situazione politica difficile nell’interesse degli amici di sempre e di persone fiduciose, poi tradite, che confidavano nel meglio di un grande partito.
Claudio Cavallari
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