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Home News Politica Sul Testamento Biologico, dal centro sinistra un’inutile e dannosa forzatura

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Sul Testamento Biologico, dal centro sinistra un’inutile e dannosa forzatura PDF Stampa E-mail
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News - Politica
Scritto da Redazione   
Lunedì 12 Luglio 2010 17:26


Perché il voto negativo del gruppo consiliare del PDL sulla mozione presentata dal centro sinistra sull’istituzione del Registro per i testamenti Biologici nella nostra città?

Interrogarsi sul “fine vita”, sulle problematiche legate al “testamento biologico” è un fatto importante, anche per un’istituzione pubblica comunale. Va  quindi ai colleghi consiglieri il merito di aver predisposto tale mozione, che ha permesso di aprire tale discussione in aula consiliare. Interrogarsi su tali tematiche è importante ma alquanto complesso.  Il PDL crede che in queste circostanze di assoluta delicatezza, dove sono coinvolti  la coscienza individuale, l’etica ed i valori morali e religiosi, oltreché i diritti civili di ognuno, ogni rappresentate politico, deve spogliarsi dei panni dell’amministratore legato alle logiche di parte, e deve esprimersi secondo i propri convincimenti personali, in assoluta autonomia, rispetto a direttive o indicazioni di partito.

Pertanto il PDL non ha voluto e non vuole esprimersi come movimento politico sul merito di una tematica, nei confronti della quale, è stata data a tutti i consiglieri comunali la piena libertà di valutazione, senza che venissero indicate linee guida, tanto meno direttive vincolanti.

Quello che però ha visto concorde il gruppo, e che ha portato al voto contrario nei confronti della pratica, è la critica nei confronti dello strumento che i proponenti la mozione hanno individuato nella nostra città e che ha trovato approvazione dal consiglio comunale.

Intanto, quello che è stato criticato è il metodo della discussione. Un tema così importante, che necessità un’attenta riflessione, non può essere liquidato nel giro di poco meno di un ora di discussione, nella sessione plenaria del consiglio.

Sarebbe stata più opportuna una discussione approfondita, per lo meno nelle commissioni consiliari competenti, in modo tale da sviscerare la proposta e valutarne appieno i contenuti e le implicazioni.

Inoltre, proporre l’istituzione di un Registro Comunale, finalizzato a raccogliere i c.d. “testamenti biologici” e rinviare ad un successivo regolamento comunale, la predisposizione  e la gestione di tale strumento, è assolutamente inutile e dannoso.

Inutile, perché tale materia non rientra minimamente in quelle per cui un Consiglio Comunale, né tanto meno un’Amministrazione Comunale può intervenire e regolamentare alcunché.

Oltretutto con tale deliberazione il Consiglio si è auto-conferito, di fatto, un vero e proprio potere legislativo, che in realtà nel nostro ordinamento costituzionale spetta esclusivamente allo Stato ed alle Regioni, giammai ai Comuni. Oltretutto su di una materia, quella dei diritti civili, del trattamento sanitario e del fine vita, che rientrano nell’esclusiva competenza del Parlamento nazionale. Pertanto, ancorché l’Amministrazione dovesse avviare la realizzazione di tale Registro e prevedere una sua regolamentazione, ciò non avrebbe alcuna efficacia giuridica. Insomma, il Testamento Biologico, nel nostro sistema non ha ancora trovato disciplina ed applicazione e giusto o non giusto, non può essere l’autonomia di un Consiglio Comunale a modificare lo stato dei fatti. Piaccia o non piaccia!

Inoltre, tale deliberazione è dannosa, perché produce nella cittadinanza un affidamento errato su di uno strumento, che come abbiamo sostenuto non ha alcun valore. Perché prendersi gioco di chi soffre e magari aspetta con ansia una normativa nazionale che definisca una volta per tutte tale tematica, facendogli invece credere che a Senigallia sarebbero possibile cose, che in realtà non trovano alcun riscontro ed alcun valore vincolante per medici ed istituzioni?

Ciò non ci è sembrato in alcun modo corretto. Non si può strumentalizzare un tema così delicato e così doloroso, cercando di metterci sopra sempre il cappello della politica. Non si può forzare la mano, illudendo la città che si realizza qualcosa, che poi non potrà trovare applicazione e valore giuridico.

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