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Home News Cultura Piero della Francesca e la Madonna di Senigallia nella contemporaneità dell’arte di oggi
Piero della Francesca e la Madonna di Senigallia nella contemporaneità dell’arte di oggi PDF Stampa E-mail
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News - Cultura
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Luglio 2011 18:09


Le indagini che seguono vertono intorno alla metodologia della storia dell’arte e quindi al problema del pensiero storico e del suo divenire.

Le opere d’arte sono una forma di provocazione.

Noi non le spieghiamo, ma ci misuriamo con esse. Le interpretiamo in conformità dei nostri fini e delle nostre aspirazioni, diamo loro un senso, la cui origine si trova nelle nostre forme di vita e nelle nostre abitudini di pensiero. Oggi noi siamo stati testimoni dell’ora dedicata all’interpretazione sociologica delle creazioni culturali.

Quest’ora non è l’ultima e non durerà in eterno. Essa scopre nuovi aspetti, fa maturare nuovi giudizi, ma è evidente che ha anche le sue limitazioni e le sue insufficienze. Basti pensare cosa dimostra la terapia R, basata sulla regressione ipnotica, essa ci aiuta a scoprire che nella nostra mente sono registrati i millenni del nostro passato.

Questo modernismo che si vantava di aver rotto i ponti con il passato deve ricredersi, la storia è con noi e vive dentro di noi nel nostro presente.

Piero della Francesca era, in ogni senso, un pittore lento: non solo l’esecuzione delle sue grandi opere si protrasse per un periodo di tempo di lunghezza senza precedenti, pare che per il politico della Madonna della Misericordia di San Sepolcro gli erano occorsi quindici anni, ma, negli affreschi, anche le singole teste erano da lui eseguite con la massima cura. Egli conosceva bene Euclide, come sappiamo dal suo commento alle cinque posizioni del XV Libro degli Elementi; capiva le equazioni biquadratiche e pare fosse convinto che i cinque corpi regolari possedessero il significato cosmologico delineato nel Timeo di Platone. In Piero il legame tra arte e scienza è più stretto che in ogni altro artista.

Per lungo tempo la fortuna critica di Piero è stata molto inferiore al reale valore della sua arte, forse perché lavorò in centro di minor spicco e lontano dalle grosse committenze. Questo contribuì sì a ritardare la sua fama, ma la sua arte fu libera da condizionamenti, la ricerca tecnica ed artistica lo portarono a superare il suo secolo, Piero fu uno dei precursori dell’arte moderna.

Se dovessi fare una lista per designare i più bei dipinti, il primo sarebbe la Madonna di Senigallia, pittura su tavola, risalente al 1470 circa, è uno dei dipinti più segreti che siano mai stati prodotti, una vera e propria creazione della luce, che penetra dalla finestra sulla sinistra, come nei dipinti che Vermeer eseguirà due secoli più tardi, e investe frontalmente tutte le figure, sfumando i contorni dei volti, infiltrandosi nelle pieghe dei voluminosi panneggi, indorando di riflessi serpentinati i capelli degli angeli, sollevando in delicate trasparenze il velo leggero che poggia sul capo perfettamente ovale della Vergine, riflettendosi infine nei particolari più minuti, come nella preziosa coroncina di corallo del bambino, i personaggi viaggiano nella storia senza tempo e spazio, ibernati in una realtà paranormale.

La sintesi prospettica di forma-colore, l’impassibilità con cui sembra porsi nei confronti dell’universo, rappresentano il rigore geometrico da cui scaturisce l’armonia e il ritmo unitario delle sue composizioni.

 

Se la tavola di Urbino può considerarsi il punto di arrivo delle ricerche di Piero, per noi costituiscono un’eredità destinata non solo ad influenzare i più sensibili artisti delle generazioni successive, ma, a produrre i suoi frutti fino al nostro secolo.

Piero è il pittore della forma, al punto che nel primo Novecento egli è nell’alone di Seyrat, di Cèzanne e quell’orientamento di gusto contribuì non poco a renderlo celebre.

Ad un certo momento egli è sembrato l’esempio perfetto, la dimostrazione antica e perciò profetica, di un concetto che ha dominato la critica dell’arte fra XIX e XX secolo: di come la pittura cioè, prima di essere armonia di colori e di superfici sia discorso concettuale, l’attualità di Piero si fonde con molti artisti contemporanei, uno di questi, Concetto Pozzati grande investigatore della storia dell’arte e grande anticipatore di molte correnti artistiche contemporanee; Pozzati come Piero ha alimentato quel fiume della storia dell’arte nel suo divenire, ritmo essenziale affinché tutto continui a scorrere e produrre cultura.

Uno straordinario fervore di idee, di studi, di iniziative culturali senza precedenti percorre la penisola.

Presso le corti dei nuovi ambiziosi signori desiderosi di affermare il proprio prestigio anche attraverso un’oculata politica culturale, i letterati, gli umanisti, gli scienziati, stimolati dal reciproco confronto, trovano l’ambiente più congeniale allo sviluppo delle loro capacità e alla crescita della loro esperienza.

Gli artisti sono i consapevoli ed entusiasti protagonisti di questo momento storico, eccezionale per vivacità intellettuale ed attività pratica: architetti, pittori, scultori, vengono corteggiati dalle più facoltose famiglie cittadine o contesi dalle più illustri corti principesche del tempo.

Devo dire che il 400 è il secolo che, per molti aspetti, si avvicina al nostro novecento. In tutti e due ci sono quegli elementi innovativi, culturali e scientifici che portarono la società allo splendore del XV secolo, con la sola differenza che oggi le resistenze che troviamo nella nostra società, le forze di attrito, sono molto maggiori che in passato, al fine di poter rallentare o deviare questo processo culturale di un nuovo rinascimento.

Ora diventa necessario comporre un altro mosaico provando a smantellare le incrostazioni clientelari senza rinunciare a strumenti di democrazia, distinguere i valori primari da quelli secondari, troppo denaro viene investito, ad esempio, nel mondo del calcio mentre i beni culturali giacciono nel più completo abbandono, la valorizzazione sociale del patrimonio artistico e archeologico, se censito e catalogato, poteva essere la nostra materia prima, avrebbe permesso di ricostruire tutti gli elementi del nostro tessuto storico culturale, l’eccedenza di questi valori poteva essere venduta senza farcela rubare, molti musei del mondo erano disposti a pagare somme considerevoli per accaparrarsi alcuni capolavori.

Per quanto riguarda una nuova concezione della gestione dei musei, nel quadro delle moderne concezioni conservative che comprendono anche la difesa dei valori ambientali e l’igiene del territorio e l’arredo urbano, il nostro paese con le sue bellezze naturali storiche ed artistiche, poteva diventare il salotto dell’Europa: il godimento della qualità della vita e del turismo sarebbe stato elevato, è arrivato il momento che gli operatori culturali facciano sentire la loro voce, che il sistema ci ridia lo spazio che ci spetta, purtroppo Senigallia ha sempre pagato prezzi esagerati per raggiungere i suoi obiettivi, mi auguro che i cittadini prendano finalmente coscienza del suo inestimabile patrimonio, di questo quadro, la Madonna di Senigallia, affinché rimanga in questa città come storicamente le compete.

Ennio Giuliani

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