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Indignati. Prima e dopo: di Barbara Sabbatini
Roma Sabato 15 ottobre. Per le vie della città eterna si muove lento e variopinto un serpentone colorato, rumoroso, folcloristico e sorprendentemente politicamente eterogeneo.
Io c’ero perché mossa dalla curiosità giornalistica ho voluto essere questa volta in prima fila.
Io c’ero in mezzo ai ragazzotti dei centri sociali che sotto il riverbero vermiglio delle bandiere di Che Guevara bevevano birra; io c’ero vicino agli striscioni degli anarchici che sotto spersonalizzanti maschere bianche rivendicavano la libertà da tutto; io c’ero accanto alle femministe, accanto alle delegazioni dei piccoli partiti di provincia, accanto ai no tav, ma ero anche attorniata da pacifiche famigliole con i bambini nei passeggini, da claudicanti pensionati che non riescono a sopravvivere dignitosamente, ero accanto a quei “bamboccioni” che non tagliano il cordone ombelicale con la propria famiglia d’origine perché non riescono ad essere economicamente autonomi.
Io c’ero mossa dalla curiosità giornalistica è vero, ma in cuor mio anche io ero li per manifestare.
“Oddio, che ci faccio IO qui?” mi sono chiesta….poi, aguzzando le orecchie, carpendo i commenti dei passanti, chiacchierando allegramente con quanti mi stavano attorno, mi sono accorta che come me, nascosti tra la folla, tanti indignati si sentivano fuori posto. Oggi che tutto è diventato bianco o nero, giusto o sbagliato, di destra o di sinistra, tante persone semplicemente arrabbiate, afflitte da un disincanto incontrollabile per questa crisi ormai divenuta insostenibile e che varca i limiti ed i confini del partitismo, stavano li in silenzio quasi con la paura di essere identificati come non appartenenti a quella “opposizione” che aveva mosso la rivolta; ci sentivamo “infiltrati “ la cui sola colpa è quella di non riuscire a trovare espressione né degni interlocutori in nessuna forma organizzata, nè in partiti politici, né in sindacati né in associazioni.
Forse per superficialità, per eccessiva semplificazione, o forse con l’insano intento di mettere gli uni contro gli altri gli uomini, ci si dimentica che quello degli indignatos è un movimento mondiale e apartitico che si ribella contro la dilaniante superiorità della finanza, contro la cecità del sistema bancario, contro la passività della classe politica che sembra giocare con i problemi della gente.
Tutti uniti. Migliaia di persone insieme con un’ unica speranza…poi i vigliacchi, i black block.
Il disordine, le bombe carta, le auto incendiate,le cariche della polizia, le urla, il fumo alacre nelle narici, un clima angosciante di guerra, rumore di gente che scappa, sirene, elicotteri…di questo purtroppo si sa ormai tutto.
Quello che non fa più notizia è che ALL’INIZIO ERA UN UNICO ABBRACCIO.
Barbara Sabbatini
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