|
L’ex calciatore e allenatore si è spento ieri pomeriggio all’ospedale regionale di Torrette SENIGALLIA – Ciro D’Amico non c’è l’ha fatta. L’ex calciatore e allenatore per anni protagonista di primo piano del football marchigiano ha cessato di vivere ieri pomeriggio alle 17 all’ospedale regionale di Torrette di Ancona, dove si trovava ricoverato da sabato scorso. Quel miracolo che in tanti speravano non c’è stato. La forte fibra di D’Amico non è riuscita a resistere al male che nel giro di pochissimi giorni ha scritto la parola “fine” all’esistenza di un uomo, che dello sport era il simbolo indiscusso. La notizia della morte di Ciro D’Amico si è diffusa rapidamente in città, dove negli anni della sua carriera vissuta sempre ai massimi livelli aveva costruito una fitta e solida rete di amicizie, conquistando la stima e l’affetto di tutti coloro che avevano imparato ad apprezzarlo per il suo impegno agonistico. La redazione di Sprint si associa al dolore degli sportivi e degli amici di Senigallia. Ciro era stato spesso oggetto delle nostre cronache all'epoca gloriaso della Vigor di Vignoli. Ciro aveva portato signorilità nell'ambiente sportivo di Senigallia e in questo ci piace ricordalo.
La situazione clinica di D’Amico sembra sia peggiorata repentinamente un paio di giorni dopo il ricovero ospedaliero, nella giornata di domenica scorsa; appunto nella notte di domenica, stando alle notizie raccolte, l’intervento chirurgico cui sarebbe poi stato sottoposto con urgenza. Gli ex compagni di squadra di “Ciro” (tanti fra i protagonisti della magica Vigor targata Vignoli abitano tuttora a Senigallia) sono letteralmente sotto choc. Sentiamo Loris Pasi, indimenticato portiere rossoblù degli anni d’oro. Fatica a parlare: “Non c’è proprio niente da dire - osserva Pasi, la cui esperienza sportiva si è anche negli ultimi anni intrecciata più volte con la vicenda della Vigor, di cui è stato anche diesse, allenatore e, per una stagione, presidente -; a Ciro mi legavano troppe cose, e lo stesso discorso vale per gli altri giocatori di quel periodo, come Volpini, o come Manzoni. Con Ciro avevo anche avuto modo di parlare da ultimo proprio sabato scorso dopo il malore, quando era già ricoverato in ospedale: era stato un brevissimo scambio di battute, chiusosi con la promessa che saremmo andati a trovarlo. Questo avevamo in progetto. Non potevamo sapere che la situazione sarebbe precipitata a distanza di così poche ore”.
Un sentimento, quello di Pasi, condiviso da tutta la città. Non solo dalla Senigallia sportiva ma anche da quella civile, perché D’Amico ha lavorato con profitto anche sul fronte aggregativo, dalle giovanili della Vigor alla As Football ’93. E anche perché, lo stesso Pasi ce lo ricorda prima di chiudere la conversazione telefonica, era stato proprio “Ciro” ad esprimere, a suo tempo, la volontà di un espianto degli organi, aspetto che gli fa onore e che ci restituisce una misura credibile dei valori che hanno sempre accompagnato la sua vita, e che spesso finivano mimetizzati dal suo carattere così “diretto”. Abruzzese di Cusciano dov’era nato 57 anni fa, ma ormai da molti anni trapiantato a Senigallia, D’Amico era largamente conosciuto e apprezzato anche per i lusinghieri trascorsi da allenatore: a Sassoferrato, a Pergola, a Fabriano e anche a Ostra Vetere, dove venne chiamato a guidare la squadra nel 1985/86 in un momento particolarmente critico nella storia del sodalizio rossoblù. In ciascuna di queste esperienze aveva saputo esprimere tutta la sua carica agonistica, tutta il suo desiderio di essere ancora un protagonista della scena calcistica delle Marche, consapevole che lo sport non era solo gambe e testa, ma innanzitutto cuore e passione. R.MAN.-V.OL.,
|