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Home News Approfondimenti Gianni Baget Bozzo, primo anniversario della morte

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Gianni Baget Bozzo, primo anniversario della morte PDF Stampa E-mail
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News - Approfondimenti
Scritto da Administrator   
Venerdì 07 Maggio 2010 20:39

In occasione del primo anniversario della morte di Don Gianni Baget Bozzo, lo ricordiamo sul ns sito di Senigallia, dove don Gianni aveva degli amici, come il sottoscritto Claudio Cavallari direttore del gruppo Sprint (nella foto) ed il dott. Paolo Possenti, pure senigalliese, amico storico dai tempi della Democrazia Cristiana vicino al gruppo della Dc romana di Pietro Giubilo, Paolo Possenti, appunto, e Vittorio Sbardella. Sempre a Senigallia Baget Bozzo è stato ricordato con la presentazione del libro di Andrea Camaiora "Don Gianni Baget Bozzo, Vita, Morte e Profezie di un uomo contro", organizzata dal Club della Libertà con particolare interessamento di Sandra Pierangeli; da ricordare anche che don Gianni era stato ordinato sacerdote dal Cardinale Siri. Per questo ricordo pubblichiamo una biografia tratta da Wikipedia, veramente asettica da commenti e ricca di dettagli e riferimenti.

Nella foto sotto il senigalliese dott.

Paolo Possenti,  storico




Giovanni Battista Baget Bozzo (Savona, 8 marzo 1925 – Genova, 8 maggio 2009) è stato un presbitero e politico italiano. È stato per due volte europarlamentare.
Baget Bozzo ha militato prima nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Socialista Italiano, infine in Forza Italia. Per la sua militanza politica è stato sospeso a divinis dalla Chiesa[1].
Indice

1 Biografia
1.1 Dalla militanza nella Democrazia cristiana al sacerdozio
1.2 La militanza nel Partito Socialista
1.3 Sospensione a divinis
1.4 L'impegno in Forza Italia
2 Orientamento teologico e controversie
3 Note
4 Opere
5 Bibliografia
6 Collegamenti esterni
7 Altri progetti


Biografia

Figlio di una ragazza madre catalana di cognome Baget (morta quando lui aveva solo 5 anni), e di un sergente dell’Aeronautica [2], adottò anche il cognome Bozzo degli zii materni con cui crebbe.
Il suo professore di religione al liceo fu don Giuseppe Siri, futuro vescovo di Genova e cardinale. Nel '44, diciannovenne, Gianni Baget Bozzo si univa al CLN della Liguria, nelle ultime fasi della Resistenza.


Dalla militanza nella Democrazia cristiana al sacerdozio

All'università si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza ed entrò a far parte della FUCI dove, grazie alla guida di sacerdoti genovesi quali, tra gli altri, Franco Costa e Giuseppe Siri, si stavano formando importanti figure del movimento cattolico; durante la guerra entrò nella Democrazia Cristiana genovese; conobbe Paolo Emilio Taviani [2]. Dopo la laurea in legge, aderì nel 1946 alla Civitas humana di Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani e Giorgio La Pira, associazione nata da pochi mesi con lo scopo di orientare il mondo cattolico verso una riforma politica e sociale, seguendo i principi dell’uguaglianza e della partecipazione [3]. Collaborarò alla rivista cattolica Cronache sociali dalla fondazione nel 1947 al 1949. Incontrò in questo periodo il cattolico liberale Augusto Del Noce [4].
Si trasferì a Roma, dove abitò in via Chiesa Nuova 14, al primo piano, appartenente ai signori Domenicano, condiviso con Bartolo Ciccardini, Giuseppe Glisenti, Benedetto De Cesaris, i fratelli Claudio Leonardi e Matteo Leonardi, e Corrado Guerzoni [5]. Con Claudio Leonardi strinse un'amicizia culturale che durò tutta la vita [6]. All'ultimo piano della stessa casa abitavano le sorelle Portoghesi, che davano ospitalità agli onorevoli Dossetti, Lazzati, Gotelli e Bianchini. Baget Bozzo aveva l'onore di sedersi alla tavola, con gli altri ospiti, delle Portoghesi [7] [6]. Nel 1949 [8], dopo che Dossetti decise di lasciare la Dc e sciogliere la propria corrente, ed essendosi distaccato dalla tesi di Dossetti e di Costantino Mortati sul primato del partito sullo Stato, se ne allontanò [2]. Nel 1950-51 collaborò alla rivista Cultura e realtà diretta da Mario Motta [9]. Dal '51 frequentò un piccolo gruppo di cattolici comunisti e di cristiano-sociali di ispirazione dossettiana che si raccoglievano attorno al filosofo torinese Felice Balbo per discutere sulla crisi dei valori nella società contemporanea e sui modi di superarla mediante l'impegno sociale [10]. Dopo la scomunica inflitta da Pio XII ai comunisti e ai loro fiancheggiatori, si avvicinò ad Alcide De Gasperi, in senso non solo morale, ma anche concreto, con la collaborazione alla rivista Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani al di là dei partiti e superare la divisione tra fascisti e antifascisti [11] [2]. La rivista fu promossa da Felice Balbo e diretta prima da Ubaldo Scassellati, poi dallo stesso Baget Bozzo [6]. Morto De Gasperi (1954), e rinunciato alla politica nazionale, ritornò da Roma a Genova, e alcuni amici lo coinvolsero nella politica locale.
Negli anni 1955-1958 ebbe un senso fortissimo della Presenza divina, poi l’esperienza divenne Voce, e ne scrisse per un certo tempo le locuzioni; il tema centrale della Voce era l’annuncio di una grande crisi dottrinale che avrebbe invaso la Chiesa dall’interno [2].
Nel ’58 ruppe con Fanfani e con La Pira, scrivendo su Il quotidiano una serie di articoli contro l’apertura a sinistra. Si trovò poi su una linea politica vicina a quella di Luigi Gedda, con il quale fondò la rivista L'Ordine civile avente per oggetto la riforma in senso presidenziale dello stato e la critica alla partitocrazia. In seguito Fernando Tambroni gli affidò la direzione di una rivista, Lo stato, con cui Baget Bozzo sognava di creare un nuovo partito di cattolici per la libertà, omogeneo alla tradizione sturziana. Successivamente si avvicinò al gruppo della DC romana di Pietro Giubilo, Paolo Possenti e Vittorio Sbardella.
All'inizio degli anni '60 il cardinale Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant'Uffizio e rappresentante delle correnti più tradizionaliste della Chiesa, avrebbe voluto che Baget Bozzo fondasse un nuovo partito cattolico, al fine di punire la Democrazia Cristiana per l'accordo di governo di centro-sinistra con il PSI. Baget Bozzo, così come Ottaviani, vedeva nell'accordo di centro-sinistra e nel PSI degli anni '60 una testa di ponte per l'apertura al PCI. Il progetto fu tuttavia fermato dall'allora arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri [12], in nome del principio dell'unità politica dei cattolici: non a caso a quel periodo risale l'inveterata ostilità di Baget Bozzo rispetto a questo assioma della politica italiana della prima Repubblica.
Nel 1960 assisté con preoccupazione ai disordini di Genova volti a impedire il congresso del MSI. Dopo quella sommossa e la caduta del Governo Tambroni lasciò la politica e si dedica alla ricerca spirituale e allo studio della Teologia, laureandosi presso la Pontificia Università Lateranense. Nello stesso periodo si riuniva con un piccolo gruppo di amici a Roma, a Genova e a Rovereto, per leggere testi patristici, testi mistici ed opere di San Tommaso d'Aquino [2]; insieme costituirono la "Società dello Spirito Santo e di Maria Regina del Mondo" [6] [13], che ebbe un bollettino, "Vi saluta la Chiesa che è in Babilonia", contenente scritti e conversazioni di Baget Bozzo e altri dal '74 al '78, quando la società si sciolse.
Fu ordinato sacerdote dal Cardinale Siri il 17 dicembre 1967, all'età di 42 anni. Erano presenti Gedda, Dossetti e La Pira.
Così come Siri, Baget Bozzo era nostalgico della Chiesta pre-conciliare: la Chiesa di Pio XI e Pio XII, una Chiesa che era ancora in piedi [12]. Fu incaricato di insegnare esegesi e teologia dogmatica presso la sede genovese della facoltà teologica inter-regionale dell' Italia settentrionale, ed aggiornamenti filosofici e teologia della politica presso la sede milanese di tale facoltà. Gli fu affidata la cura della rivista Renovatio [14], fondata dallo stesso Siri e caratterizzata da un'impronta conservatrice, tanto che le librerie Paoline ne rifiutarono la distribuzione. Sul tema della Chiesa dopo il Concilio ebbe dal 1967 una corrispondenza con Ernesto Balducci.


La militanza nel Partito Socialista
La successiva scelta di Baget Bozzo per il PSI si spiega nell'ottica della coerenza dell'anticomunismo.
Spinto dalla sua avversione per il compromesso storico fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, alla fine degli anni settanta si avvicinò a Bettino Craxi, nel quale vedeva l'ispiratore di una sinistra moderata e socialdemocratica, avversa al comunismo; ciò nonostante iniziò fin dal 1976 una collaborazione con la Repubblica, quotidiano anticraxiano e favorevole al compromesso storico. Il suo primo articolo, «Il ruolo dei cattolici nella società radicale» è datato 12 maggio 1976. Il fondatore Scalfari scrisse il distico con cui presentò Baget Bozzo ai lettori:

« Volentieri pubblichiamo questo intervento di Gianni Baget Bozzo, esponente della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta, ora sacerdote e storico del partito cattolico. »

(la Repubblica, 12/5/1976.)
Un altro fattore di allontanamento di Baget Bozzo dalla DC furono la prigionia e la morte di Aldo Moro: Baget Bozzo lamentò la «mancanza di umanità» sia della DC che del PCI nel rifiuto di trattare con le Br. Contribuì dal 1978 alla rivista Bozze, mensile diretto da Raniero La Valle, strumento del dibattito ecclesiale e civile. L'opera di fiancheggiamento di don Gianni al PSI è continua, tanto che nel 1980 il cardinal Siri lo ammonisce vietandogli di scrivere su giornali e riviste. Baget Bozzo non lo ascoltò, anzi, al congresso socialista di Verona dichiarò: «La politica di Craxi ha per sé il presente, ha per sé il futuro, ha per sé l'eterno'».


Sospensione a divinis
Nel 1984 si candidò per il Partito Socialista Italiano al Parlamento europeo. Un anno dopo, il 29 luglio 1985, fu sospeso a divinis dal Cardinale Siri, per aver violato la norma della Chiesa cattolica che vieta al clero di assumere cariche politiche o istituzionali senza esplicito permesso [1]. Si ricandidò con successo nel 1989, e rimase a Strasburgo fino al 1994. Fu riammesso all'esercizio delle funzioni sacerdotali alla scadenza del mandato da europarlamentare.


L'impegno in Forza Italia
Lo scandalo di Mani Pulite e la discesa in campo di Silvio Berlusconi spinsero Baget Bozzo a continuare il suo impegno in politica, partecipando nel 1994 alla fondazione di Forza Italia, di cui redasse successivamente la Carta dei valori e che si occupò di radicare culturalmente nell'orizzonte del "liberalismo popolare".
Baget Bozzo definì Berlusconi "il politico del secolo" [17]. Il Cavaliere era riuscito a fermare la lunga marcia verso il potere della sinistra, cominciata con la svolta del 1960 dopo i fatti di Genova. Lo "sconfinato entusiasmo" di Baget Bozzo per Berlusconi provocò la riprovazione dell'allora vescovo di Genova, Tarcisio Bertone, ma senza conseguenze formali.[12]
Successivamente collaborò con alcune testate giornalistiche come Panorama e i quotidiani il Giornale, La Stampa e Il Secolo XIX, rivestendo inoltre la carica di direttore responsabile di Ragionpolitica, periodico telematico dell'area politico-culturale che fa riferimento al Popolo della Libertà.
Morì nel sonno a Genova l'8 maggio 2009 [18]. Dopo l'apertura del testamento il suo corpo è stato spostato, come da lui voluto, nel cimitero di Santa Margherita di Staffora, comune dove si trova la comunita Nova Cana (Fondata dalla mistica Angela Volpini) di cui il padre è stato più volte ospite. Nel marzo 2003 viene impugnato il testamento da parte della famiglia degli zii che lo adottò all'età di 5 anni, dopo la morte della madre[19].

Orientamento teologico e controversie


Baget Bozzo riporta di essere stato molto influenzato da Tommaso d'Aquino fin dal primo ingresso in seminario negli anni '40[2]. È stato un sostenitore dell'insegnamento teologico, liturgico e pastorale di Joseph Ratzinger fin dai tempi dell'elezione di quest'ultimo a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (1981). Ha considerato inconciliabile col pensiero cristiano e occidentale il pensiero islamico, in quanto esso nega la divinità di Cristo, e dove esso ritenga possibile il primato di un partito religioso sulla libertà di espressione politica dei credenti[senza fonte].
Ha scritto varie opere di saggistica religiosa: La metamorfosi della cristianità, Dio e l'Occidente, Il futuro del cattolicesimo, Il Dio perduto, L'Anticristo e Profezia. È stato autore di diversi scritti politici pubblicati in Italia.
Per quanto Baget Bozzo fosse un fiero oppositore della secolarizzazione, per il rischio di svuotamento della presenza cristiana della società, i suoi principali referenti politici, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, furono i principali secolarizzatori della vita politica italiana [12]. D' altra parte era impensabile per lui che la presenza dei cattolici nella politica italiana fosse fondata su un assurdo come un partito votato per ordine dei vescovi. Secondo la tradizione della Chiesa, espressa dal pensiero di San Tommaso, la politica andava fondata sulla legge naturale e non sulla fede e l’obbedienza alla Chiesa [2]. Il rapporto con Felice Balbo lo aveva convinto che la presenza del cristiano in politica doveva rispettare la laicità della politica diretta non dalla fede ma, come affermava Tommaso, dalla ragione e dalle consuetudini storiche di ogni nazione. [6]
Sue dichiarazioni che suscitarono polemiche per il loro carattere controverso:
l'occidente, il concetto nato nella lotta contro il nazismo e il comunismo... è la versione laica e liberale della Cristianità soprattutto grazie agli Stati Uniti... opponendosi agli Stati Uniti a tutti i livelli la Chiesa lotta contro la Cristianità di cui l'occidente è il frutto (Io Credo,p.107)
nell'anno giubilare del 2000, nel clima di polemica della Chiesta contro il Gay Pride a Roma, ammise in un'intervista a Mattia Feltri per Il Foglio di aver provato «casti sentimenti omoerotici», aggiungendo «credo che l'omosessualità possa essere un fatto cristiano» e sostenendo che essa non rappresenta un impedimento alla santità. Per questo motivo si scontrò duramente con l'Associazione per la Difesa della Famiglia e della Civiltà Cattolica[20].
nel luglio del 2000 si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.[21]
sul caso dell'eutanasia per Terri Schiavo, ebbe a scrivere su Il Giornale, il 24 marzo 2005: «L'eutanasia è l'atto di un uomo libero, e quando essa è accettata dalle leggi, tale è la sua condizione».[22]

poco prima della morte, si esprime sul caso del divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario con le parole «Lei non ha amato abbastanza né l'uomo né l'opera».

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Mimì, novembre 23, 2010
Non condivideo le sue prima appartenenza politica ( Psi e Craxi) né l'ultima( Berlusconi), ma lo seguivo , e tanto!' quando parlava di fede, Vangelo, Bibbia, Tradizione della Chiesa. Si, don Gianni mi manca, oggi più di ieri. Ciao, Don Gianni! Mimì Capurso-Puglia

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